Mosnel, 190 anni
Un convegno sull’agro-forestazione per guardare al futuro della viticoltura.
Camignone, 29 aprile 2026 – C’è una parola che ricorre spesso quando si parla di Mosnel: equilibrio. In vigna, in cantina, nel bicchiere. Un principio che affonda le radici nel 1836, quando la famiglia Barboglio ereditò la tenuta di Camignone, e che oggi, a 190 anni di distanza, Lucia e Giulio Barzanò hanno scelto di celebrare con una domanda rivolta al futuro: come preservare ciò che è stato costruito in quasi due secoli? Per Mosnel, la risposta passa dalla cura della terra. In occasione del suo 190° anniversario, la maison ha ospitato il convegno “Agroforestazione. Alla ricerca della viticoltura del domani”, un tema oggi al centro della ricerca agronomica e del dibattito sul futuro del vigneto, soprattutto alla luce delle nuove sfide climatiche.
L’agro-forestazione a Mosnel ha radici profonde: oltre dieci anni fa, in collaborazione con Sata Studio Agronomico, è iniziato un percorso che ha trasformato progressivamente il vigneto che porta il nome dell’azienda. Sovesci polifunzionali, 800 metri di siepe con specie arbustive autoctone, una spirale di 65 coppie di piante (carpini e biancospini) progettata secondo la sequenza di Fibonacci che le dona un impatto visivo armonico. Un paesaggio che è diventato ecosistema, monitorato ogni anno attraverso il protocollo Sata BioPASS per valutare l’evoluzione della biodiversità faunistica e della fertilità del suolo.
“Siamo cresciuti tra questi filari e abbiamo imparato da nostra madre che il vigneto è un ecosistema vivo, da studiare, rispettare e assecondare”, raccontano Lucia e Giulio Barzanò. “Volevamo creare le condizioni per una convivenza autentica tra la vite e gli organismi, vegetali e animali, che possono proteggerla e potenziarla.”
Una scelta che, all’epoca, era tutt’altro che scontata: Lucia e Giulio Barzanò sono stati tra i primi in Franciacorta, e tra i pionieri in Italia, ad applicare i principi dell’agro-forestazione in viticoltura. I benefici agronomici sono concreti e misurabili: la presenza degli alberi mitiga i picchi climatici e i rischi ambientali, migliora la gestione delle risorse idriche, riduce l’effetto serra, contrasta il degrado del suolo e ne aumenta la sostanza organica e la fertilità.
L’agro-forestazione poi non trasforma solo il suolo e la vite: trasforma il paesaggio, e al tempo stesso l’esperienza di chi lo abita e lo attraversa. Il vigneto che si fa ecosistema produce anche un paesaggio più bello e più accogliente, capace di restituire benessere a chi ci lavora, a chi lo visita, a chi semplicemente lo guarda. La ricerca in neuroscienze ambientali conferma quello che l’intuizione agricola aveva già intuito: il contatto con questi ambienti nutre qualcosa di profondo nel cervello umano. Il vigneto Mosnel non è quindi solo un sistema produttivo più resiliente, è un paesaggio progettato anche per il benessere delle persone. Per approfondire questi temi il convegno, moderato da Armando Castagno, critico enoico e scrittore, ha riunito voci e discipline diverse, nella convinzione che il futuro della viticoltura si costruisca attraverso uno sguardo plurale, capace di integrare agronomia, paesaggio, ecologia e benessere umano. Sono intervenuti Pierluigi Donna, agronomo fondatore di Sata Studio Agronomico, che ha illustrato il progetto nelle sue origini, nelle scelte progettuali e nella sua evoluzione; Marta Donna agronomo Iunior di Sata, che ha presentato i dati sul monitoraggio della biodiversità e della qualità dei suoli; Valperto degli Azzoni Avogadro Carradori, imprenditore vitivinicolo delle Marche, che ha condiviso la sua esperienza di agro-forestazione e riforestazione in un contesto viticolo diverso ma affine per valori; Giorgio Vacchiano, ricercatore e divulgatore scientifico dell’università Statale di Milano, che ha inquadrato l’agro-forestazione nel contesto più ampio della resilienza degli ecosistemi forestali e viticoli; Willem Brouwer, architetto e paesaggista di formazione olandese, docente per quasi vent’anni allo IUAV di Venezia e alla Cornell University, che ha proposto un approccio multidisciplinare all’agro-forestazione attraverso sette coordinate architettoniche e paesaggistiche, dal concetto di genius loci alla ricerca di una qualità senza tempo nei luoghi destinati a durare e Andrea Bariselli, psicologo, neuroscienziato e divulgatore scientifico, che ha esplorato come il cervello umano risponde alla complessità del paesaggio naturale e al contatto con ambienti biodiversi.
“Gli agricoltori sono custodi del territorio. Questo convegno è il nostro modo di festeggiare il traguardo dei 190 anni e onorarlo con una riflessione articolata e aperta a voci da diverse discipline.” Con queste parole Lucia e Giulio Barzanò hanno aperto il simposio in vigna, sottolineando come la cura del paesaggio non sia solo una scelta produttiva, ma una responsabilità verso la comunità e le generazioni future. Un anniversario, dunque, che guarda avanti. Perché chi ha costruito quasi due secoli di equilibrio sa che preservarlo richiede visione, oltre che memoria. E che il futuro si costruisce con la stessa pazienza con cui si coltiva una vigna.






